ATTENZIONE ALL'EVENTUALE INSORGENZA DELL'OCCHIO DI PAVONE

ATTENZIONE ALL'EVENTUALE INSORGENZA DELL'OCCHIO DI PAVONE - NOTIZIARIO DELL’OLIVICOLTORE n° 3 del 18 giugno 2019

Nella parte finale del precedente bollettino del mese di maggio 2019 era stato fatto cenno alla presenza di temporali pomeridiani, soprattutto nelle zone a ridosso della catena appenninica dell’Umbria, che mantenevano elevata l’umidità atmosferica. Tale condizione è continuata anche nelle settimane successive alla pubblicazione del notiziario favorendo sia l’insediamento di Spilocaea oleaginea, meglio conosciuto come “occhio di pavone”, sia di altre possibili patologie fungine. Per prevenire le malattie derivanti da funghi sono indispensabili ripetuti trattamenti con prodotti a base di rame. Considerato che ormai tutti gli olivi si trovano nella fase di allegagione, per eseguire i primi interventi con prodotti rameici, si dovrà aspettare che le olive abbiano raggiunto almeno la dimensione di un acino di pepe. Nei casi in cui la presenza dell’occhio di pavone avesse raggiunto livelli preoccupanti, con più del 30% di foglie attaccate, dovrà essere valutato un intervento con un fungicida curativo come ad esempio la Dodina. Le condizioni che favoriscono lo sviluppo dell’occhio di pavone si presentano ogni qualvolta le foglie dell’olivo restano bagnate di continuo per almeno uno o più giorni e le temperature rimangono, nello stesso periodo, almeno intorno ai 18-20°C.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una piovosità superiore alla media stagionale, pertanto il fungo si è trovato per lunghi periodi in una condizione favorevole al proprio sviluppo. Gli eventuali danni potrebbero rendersi manifesti soltanto nei prossimi mesi. Le varie cultivar di olivo hanno resistenze più o meno marcate alla patologia. Di seguito si elencano, in ordine decrescente di sensibilità, alcune di quelle più diffuse in Umbria: Moraiolo, Nostrale di Rigali, Frantoio, Leccino, Dolce Agogia. Per quanto detto gli olivicoltori della zona del Lago Trasimeno possono stare abbastanza tranquilli, visto che la Dolce Agogia, pianta tipica della zona, ha scarse probabilità di essere attaccata; viceversa, coloro che dispongono di olivi nella fascia da Assisi a Spoleto, dove predomina il Moraiolo, devono controllare a fondo i propri oliveti e, se del caso, intervenire.
 
Per verificare la presenza dell’occhio di pavone, oltre ad un esame a vista, potrebbe essere necessario fare dei saggi di “diagnosi precoce” del patogeno. Si tratta di raccogliere alcune decine di foglie, apparentemente sane, da prelevare a varie altezze tutt’intorno alla chioma, immergendole poi, per pochi minuti (circa 3) in una soluzione di soda caustica al 5%. Quest’ultima, reagendo con i fenoli della foglia, dà origine ad un imbrunimento della lamina, di forma più o meno circolare, sul punto dove il fungo si è insediato. Si potrà così conoscere in anticipo la presenza dell’infezione che, a causa del suo lungo periodo d'incubazione, si renderebbe altrimenti manifesta soltanto nei mesi successivi. La diagnosi precoce ci consente di intervenire in maniera appropriata scegliendo la prevenzione con il rame (quando gli attacchi hanno carattere limitato) oppure l’intervento curativo con la Dodina (quando le foglie infette superano il 30%).


Agr. Moreno Moraldi – studio.proverde@gmail.com

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Aggiornato al 31/12/2014

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