TRATTAMENTI DA EFFETTUARE ALL'OLIVO PER EVITARE L'INSORGENZA DELL'OCCHIO DI PAVONE

TRATTAMENTI DA EFFETTUARE ALL'OLIVO PER EVITARE L'INSORGENZA DELL'OCCHIO DI PAVONE.  NOTIZIARIO DELL'OLIVICOLTORE n° 3 del 16 giugno 2018 -
a cura dell'Agr. Moreno Moraldi
 
Siamo ormai nella fase di post-allegagione e di accrescimento dei frutti. Dal punto di vista meteorologico stiamo assistendo ad un lungo periodo tardo primaverile caratterizzato da abbondanza di piogge e temporali a cadenza ravvicinata che, da ora in poi, dovrebbero tendere a scomparire. Nello stesso periodo dello scorso anno tutti i canali informativi del settore agricolo mettevano in risalto un diffuso allarme legato invece alla siccità, con temperature che, già nel medesimo periodo di giugno, avevano raggiunto i livelli tipici della piena estate.
 
Viceversa, le ripetute precipitazioni di quest’anno potrebbero essere state favorevoli alle malattie fungine come l’occhio di pavone, il cui sviluppo è agevolato dalle persistenza dell’umidità sulle foglie. Il fungo si è pertanto trovato, per lungo tempo, in una condizione favorevole allo sviluppo con eventuali danni che potrebbero manifestarsi nei prossimi mesi. Le varie cultivar di olivo hanno resistenze più o meno accentuate alla patologia. Di seguito si elencano, in ordine decrescente di sensibilità all’occhio di pavone, alcune di quelle più diffuse nella nostra Regione:

-      Moraiolo
-      Nostrale di Rigali
-      Frantoio
-      Leccino
-      Dolce Agogia

Per quanto sopra detto, se gli olivicoltori della zona del Lago Trasimeno possono stare abbastanza tranquilli in quanto la Dolce Agogia, tipica della zona, ha scarse probabilità di essere attaccata, viceversa, coloro che dispongono di olivi nella fascia da Assisi a Spoleto, dove predomina il Moraiolo, devono controllare a fondo i loro oliveti e, se del caso, intervenire.
Per verificare la presenza dell’occhio di pavone, oltre ad un esame a vista, potrebbe essere necessario fare dei saggi di “diagnosi precoce” del patogeno. Si tratta di raccogliere alcune decine di foglie, apparentemente sane, prelevate a varie altezze tutt’intorno alla chioma, immergendole poi, per pochi minuti (circa 3) in una soluzione di soda caustica al 5%. Quest’ultima, reagendo con i fenoli della foglia, dà origine ad un imbrunimento della lamina, di forma più o meno circolare, sul punto dove questa è stata interessata dal fungo. Si potrà così conoscere in anticipo la presenza dell’infezione che, a causa del suo lungo periodo d'incubazione, si renderebbe altrimenti manifesta soltanto nei mesi successivi.
Il consiglio è di fare questo semplice test per poi decidere se intervenire. I trattamenti, da effettuare, solo dopo che le drupe avranno raggiunto la dimensione di un acino di pepe, sono giustificati quando risultano attaccate, anche in maniera occulta, più del 30% delle foglie. I prodotti consigliati sono:
 
-        ossicloruro di rame come preventivo;
-        idrossido di rame qualora sia necessaria un’azione più immediata;
-        dodina per un’azione curativa della patologia da riservari ai casi più gravi. (ricordarsi che quest’ultimo trattamento è ammesso, al massimo, una sola volta all’anno).    
 
Viceversa non è ancora il caso di preoccuparsi della mosca. L’insetto è sicuramente già presente, ma non deve destare apprensione tenuto conto che le prime ovideposizioni inizieranno quando le olive avranno raggiunto lo stadio corrispondente all’indurimento del nòcciolo. Tale fase di sviluppo è ancora lontana e ne parleremo più diffusamente tra alcune settimane.

Moreno Moraldi
studio.proverde@gmail.com

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Aggiornato al 31/12/2014

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